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      Ai tempi nostri gli uomini conoscono l’arte di fare il male garbatamente e decorosamente, senza offendere gli occhi della rispettabile società. La merce umana si sostiene molto bene sul mercato; e perciò è ben nutrita e tenuta con gran pulizia affinché si possa presentare alla vendita in ottime condizioni.
      Un magazzino di schiavi alla Nuova Orléans è una casa decente, dinanzi alla quale potete vedere ogni giorno, sotto una specie di tettoia, una fila di uomini e di donne che quivi stanno come un’insegna.
      Sarete invitati cortesemente ad entrare e ad esaminare i diversi capi di merce, e troverete in abbondanza mariti, mogli, fratelli, sorelle, padri, madri e bimbi, da vendere separatamente o per lotti, a volontà del compratore. E quest’anima immortale, redenta dal sangue e dall’agonia del Figliuolo di Dio nell’ora misteriosa in cui la terra tremò, in cui le rupi si fenderono e si apersero le tombe, può esser venduta, noleggiata, ipotecata o scambiata con droghe od altro, secondo le eventualità del commercio o il capriccio del compratore.
      Un giorno o due dopo il colloquio avvenuto tra Maria ed Ofelia, Tom, Adolfo e altri schiavi della famiglia Saint-Clare furono condotti presso il signor Skeggs, che teneva un deposito in città, per aspettar la vendita che doveva farsi il dì seguente.
      Tom aveva seco, come i suoi compagni di sventura, una cassa piena di vestiti e biancheria. Essi furono introdotti, per dormirvi, in una vasta sala dove molti altri uomini d’ogni età, d’ogni statura e d’ogni gradazione di tinta erano radunati, fra cui si udivano scrosci di risa e grida di spensierata gioia.


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La capanna dello zio Tom
di Harriet Beecher Stowe
Editore Salani Firenze
1930 pagine 624

   





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