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      E voi, madri americane, voi che apprendeste presso la culla dei vostri figli ad amare e commiserare tutta quanta l’umanità; per questo sacro amore materno, per le dolcezze vostre nella loro infanzia bella ed innocente, per la vostra pietà e tenerezza che guida i loro primi anni, per le ansietà del buon esito della loro educazione, per le incessanti preghiere che inalzate a Dio a pro di loro, deh, ve ne supplico, pietà vi stringa della madre che ha tutte le medesime vostre affezioni, e noti il diritto di proteggere, di guidare o di allevare il frutto delle sue viscere! Per l’ora d’infermità del figlio vostro, per quegli occhi morenti che mai potrete dimenticare, per quelle ultime grida che vi lacerarono il cuore quando non potevate né soccorrere né salvare, per la desolazione di quella piccola culla vuota e di quella silenziosa camera della nutrice, deh, ve ne scongiuro, sentite pietà di quelle madri che sono costantemente orbate dei loro figli dal traffico degli schiavi di questo nostro paese! Dite, dite, o madri d’America, è questa una cosa che si possa difendere, approvare o passare sotto silenzio?
      Mi risponderete forse che in ciò non hanno colpa alcuna gli abitanti degli Stati liberi e che nulla vi possono fare? Volesse Iddio che ciò fosse vero! Ma non lo è. I cittadini degli Stati liberi hanno difeso, incoraggiato tal sistema, e vi parteciparono; ed essi son più colpevoli innanzi a Dio di quelli del paese meridionale, perché non hanno la scusa dell’educazione e delle usanze.


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La capanna dello zio Tom
di Harriet Beecher Stowe
Editore Salani Firenze
1930 pagine 624

   





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