Pagina (27/258)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Angiolina non aveva importanza nella sua vita: era un'avventura che sarebbe durata qualche mese e non più. – Sei veramente cattiva di farmene un rimprovero. – Si commosse soltanto nel vederla continuare a piangere, senza parole, in un'inerzia sconsolata. Per confortarla le promise che sarebbe venuto più spesso a tenerle compagnia; avrebbero letto e studiato insieme come in passato, ma ella doveva procurare d'essere più allegra perché egli non amava le persone tristi. Il suo pensiero volò ad Ange! Come sapeva ridere a lungo, lei, con risate prolungate e contagiose, e sorrise egli stesso pensando che quelle risate avrebbero echeggiato in modo ben strano nella sua triste casa.
     
     
      Capitolo III
     
      Una sera egli doveva trovarsi con lei alle venti precise, ma mezz'ora prima, il Balli mandò ad avvisarlo che lo attendeva al Chiozza, giusto a quell'ora, per fargli delle comunicazioni importantissime. Egli s'era già schermito da altri simili inviti che avevano soltanto lo scopo di strapparlo qualche volta ad Angiolina, ma quel giorno colse il pretesto di rimandare l'appuntamento per penetrare nella casa della fanciulla. Avrebbe studiata quella persona già tanto importante nella sua vita, nelle cose e nelle persone che l'attorniavano. Già cieco, egli conservava tuttavia il contegno delle persone che vedono bene.
      La casa d'Angiolina era situata a pochi metri fuori della via Fabio Severo. Grande e alta, in mezzo alla campagna, aveva tutto l'aspetto di una caserma. La portineria era chiusa ed Emilio, invero con un po' d'esitazione non sapendo come sarebbe stato accolto, salì al secondo piano.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Senilità
di Italo Svevo (Ettore Schmitz)
pagine 258

   





Sei Ange Balli Chiozza Angiolina Angiolina Fabio Severo Emilio