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      Raddolcita l'ira, ella confessò che quella sera aveva avuto una speciale premura di vederlo, per cui era stata dessa ad anticipare; aveva da raccontargli delle cose tanto strane che le accadevano. Si appese affettuosamente al suo braccio: – Ho pianto tanto ieri – e si asciugò le lagrime che nell'oscurità egli non poté vedere. Non volle dirgli niente finché non fossero giunti sulla terrazza, e vi salirono a braccetto pel lungo viale oscuro. Egli non aveva alcuna premura d'arrivarci. La notizia che aveva da sentire non poteva essere cattiva visto che Angiolina ne veniva resa più affettuosa. Si fermò più volte per baciarla sulla veletta.
      La fece sedere sul muricciolo, si appoggiò lievemente con un braccio sulle sue ginocchia e, per difenderla dalla pioggerella penetrante che continuava a cadere da parecchie ore, la coperse col proprio ombrello.
      – Sono fidanzata – disse essa, nella voce un tentativo di nota sentimentale, rotta subito da una grande voglia di ridere.
      – Fidanzata! – mormorò Emilio per un istante incredulo tanto che subito si rivolse a indagare la ragione per cui ella gli diceva quella bugia. La guardò in faccia e, ad onta dell'oscurità, vide nell'atteggiamento la sentimentalità che dalla voce era scomparsa. Doveva essere vero. A quale scopo gli avrebbe raccontato una bugia? Avevano dunque trovato il terzo di cui abbisognavano! – Sarai contento ora? – domandò ella carezzevole.
      Ella era ben lontana dal sospettare quello che avveniva nell'anima sua ed egli, per pudore, non disse le parole che gli bruciavano le labbra.


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Senilità
di Italo Svevo (Ettore Schmitz)
pagine 258

   





Angiolina Emilio Sarai