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      Anche questa visita gli fu imposta da un suo preciso stato d'animo che domandava in quel dato momento un nuovo impulso, tant'è vero che la fece in ore d'ufficio, incapace di ritardarla neppure di minuti.
      La vecchia l'accolse con l'antica gentilezza. La stanza d'Angiolina aveva cambiato un po' d'aspetto, denudata di tutte le cianfrusaglie che l'Angiolina aveva raccolte nella sua lunga carriera. Anche le fotografie erano scomparse e dovevano oramai adornare la parete di qualche stanza in altro paese.
      – È dunque fuggita? – domandò Emilio con amarezza e ironia. Gustava quell'istante come se avesse parlato ad Angiolina stessa.
      La Zarri negò che Angiolina fosse fuggita. Era andata a stare in casa di parenti che abitavano a Vienna. Emilio non protestò, ma poco dopo, cedendo al suo imperioso desiderio, riprese il tono d'accusatore che si era tentato di togliergli. Disse ch'egli aveva previsto tutto. Aveva tentato di correggere Angiolina e di segnarle la via retta. Non vi era riuscito e ne rimaneva scorato; ma era ben peggio per Angiolina, ch'egli non avrebbe lasciata mai, se ella l'avesse trattato altrimenti.
      Non avrebbe poi saputo ripetere le parole ch'egli pronunziò in quel momento tanto importante, ma dovettero essere efficacissime, perché la signora Zarri si mise a singhiozzare con certi singhiozzi strani, secchi; gli volse le spalle e se ne andò. Egli la seguì con lo sguardo un po' sorpreso dell'effetto prodotto. I singhiozzi erano certo sinceri; la scuotevano tutta fino ad impedirle il passo.


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Senilità
di Italo Svevo (Ettore Schmitz)
pagine 258

   





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