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      Non parlò del lavoro proprio o di Annetta in concreto, ma dopo aver detto che infatti quello di Annetta doveva piacere di più, attaccò le teorie, i propositi di Annetta. Era verissimo che con quelle teorie si sarebbe arrivati al successo, ma negava che valesse la pena di sagrificare ogni superiore scopo artistico a questa fame di un successo effimero.
      — Scusi! — lo interruppe Francesca che zitta fino ad allora sembrava non seguisse il filo del discorso, — dal suo volto mi è sembrato di capire che il lavoro di Annetta non le sia dispiaciuto. Non dovrebbe quindi essere antiartistico nel modo che ella dice.
      Ad Alfonso sembrò che Francesca accompagnasse la sua frase di un'occhiata che voleva forse invitarlo all'assenso e ne fu tanto sorpreso che non seppe subito distogliere lo sguardo da lei. Aveva collaborato anche Francesca a quel capitolo che lo difendeva? Era ora troppo chiaro che gli veniva imposto di ammirarlo ed egli con la buona grazia che seppe vi si adattò. Disse che il capitolo gli era piaciuto, che combatteva soltanto la massima. Il capitolo invece gli era sembrato brutto, nudo, declamatorio, e lo umiliò di essere costretto a fare quella dichiarazione esplicita; aveva abdicato al diritto di dire la sua opinione. Ebbe la meraviglia di vedere come Annetta non avesse alcun dubbio sulla sincerità della sua dichiarazione. Era dunque stabilito, ella gli disse, quel capitolo rimaneva intatto e per gli altri capitoli si sarebbe andati d'accordo nel modo istesso.
      E infatti nel modo istesso ma più facilmente si andò d'accordo per il secondo e per il terzo capitolo.


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Una vita
di Italo Svevo
pagine 444

   





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