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      Era stato il suo più vivo desiderio di poterle parlare del suo amore e aveva pensato che quella sarebbe stata la sua prima creazione poetica; accompagnato sempre dalla parola intelligente, l'amore ne sarebbe stato nobilitato, elevato, ed era per essa che la differenza delle loro condizioni doveva essere dimenticata. Invece ora si accorgeva che il desiderio non ha parola. Mentre si abbandonava a delle sentimentalità di proposito, perché gli sembrava che così fosse suo dovere, ne sentiva la convenzionalità senza sangue e senza vita e se ne meravigliava non sapendo a che cosa attribuire tale freddezza. Soltanto quando parlò dell'intimità amichevole con Annetta, la sua voce si fuse e tremò in una commozione che gli toglieva il respiro. A questa dolce intimità pensava dacché aveva avvicinato Annetta per la prima volta, ma ora, parlandone, tutt'altro desiderio si vestiva della stessa parola e passandogli dinanzi agli occhi gli dava le vertigini.
      — Io lo sapeva, — disse Annetta con sincerità — ma sarebbe stato meglio di non dirmelo.
      Lo minacciò scherzosamente col dito e sul suo volto passò un'ombra di serietà. Del resto, come a lui che le diceva, a lei le parole di amore sembravano più fredde di quanto le aveva precedute e provocate; di quelle non temeva. Non erano che una soddisfazione alla sua vanità e lo interruppe dicendogli con grande dolcezza:
      — Basta, basta! — così che se Alfonso non vi si fosse annoiato avrebbe continuato.
      Per quella sera bastò, ma non per il seguito. Fino ad allora timido anche per calcolo, Alfonso s'era accorto quanto maggior felicità gli fosse derivata dal passo fatto.


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Una vita
di Italo Svevo
pagine 444

   





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