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      Le piacevano gli ardimenti eccessivi, e le esitazioni che il rispetto impone non soddisfacevano che la sua vanità. Attirandola a sé egli aveva mormorato: — Se adesso mi uccidessero sarebbe pure la bella morte!
      Era una frase melodrammatica che non ci sarebbe stato bisogno di pronunziare, l'atto si scusava già da sé agli occhi di Annetta o Alfonso aveva fondato motivo di crederlo.
      La sera dopo ella si rifiutò di accompagnarlo oltre la porta del tinello, ma ridendo, con l'aria di persona che scherzando fa un dispetto a qualcuno. Si era riso molto tutta la sera perché Alfonso s'era fermamente proposto di rendersi aggradevole; era certo che ad Annetta gli uomini tristi e i malcontenti non piacevano. Non amava che le facce liete.
      Non fu l'unico suo riguardo ai voleri di Annetta. Era stato sospettato di volerla compromettere ed egli voleva guardarsi da quella bassezza tanto più che sperava di non averne di bisogno. Specialmente con Macario fu guardingo. Sospettava che costui per suoi scopi particolari cercasse di sapere quali forme assumesse il loro lavoro letterario. Alfonso credette di dover dimostrare molto interesse a tale lavoro e, ad onta di ciò, di fingere che per solo spirito di dovere continuasse a frequentare casa Maller — perché davvero — assicurava — bisogna contenervisi con troppi riguardi che mi annoiano.
      Sentiva però che l'altro non gli credeva.
      Per salvarsi più facilmente dalle macchinazioni ch'egli temeva e anche per farsi un merito della sua discrezione, raccontò ad Annetta delle domande che Macario gli aveva fatte e delle proprie risposte.


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Una vita
di Italo Svevo
pagine 444

   





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