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      Annetta avrebbe dovuto dichiarargli serenamente ch'ella lo amava e che riconosceva di non saper porre il proprio destino in migliori mani che nelle sue! Molto tempo prima aveva riconosciuto ch'era inammissibile che il suo sogno si realizzasse ed era proceduto oltre trascinato dalla sensualità, non da altri scopi. Annetta era la più colpevole fra i due perché le scuse ch'egli aveva trovate per sé, per lei non sussistevano. Ella aveva agito per sensualità e per vanità, dal principio sino alla fine. Egli aveva sempre avuto il conato d'ingentilire il loro amore con la parola e coi modi mentre ella non aveva che tollerato in lui quest'amore senza mostrare di dividerlo. Così egli s'era ritrovato con un sentimento che aveva finito coll'essere simile a quello di Annetta: cessava quando cessava il desiderio. Eppure più di qualunque altro dubbio lo turbava la compassione che gli destava Annetta. Ella era stata colpita proprio nella parte più importante della sua vita, nella sua superbia, e prima o poi ne avrebbe sofferto orribilmente.
      Non s'era mai sentito tanto infelice alla banca come quel giorno, quantunque dopo ricevuta quella lettera lavorasse rapidamente e bene quasi avesse voluto apportare qualche utile al signor Maller per indennizzarlo della mala azione fatta in suo danno. Lo incontrò sul corridoio e gli s'inchinò profondamente per fargli buona impressione. Nel pomeriggio venne improvvisamente invitato da Santo di portarsi dal signor Maller. Trasalì. Maller ben di rado aveva bisogno di parlargli, e andando da lui, pensò che Annetta avesse parlato prima del tempo, lasciandolo impreparato dinanzi alla collera del padre.


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Una vita
di Italo Svevo
pagine 444

   





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