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      Alfonso accelerava impaziente il passo. Vedeva ora un lato della casa, rosso di terra cotta. La facciata era volta verso il villaggio ed era l'unico lato che avesse delle finestre meritevoli di tale nome; la postica aveva due buchi praticati dal vecchio medico in persona per agevolare il giro dell'aria. Arrivò al viottolo che portava direttamente alla casa. Doveva esser poco frequentato perché per brevi intervalli si confondeva nei campi e mai se ne staccava distintamente.
      Mascotti, che aveva lungamente taciuto, dopo aver atteso invano di essere interrogato, parlò per primo:
      — Badi che ho sessantacinque anni e che se corre tanto non potrò giungere, come voglio, a casa sua con lei! — Si appoggiò ad un albero per riposare. Poi con aspetto indifferente e tutto occupato a guardarsi il cappellone di felpa bianco che s'era levato di testa, disse: — Sua madre non sta del tutto bene!
      Alfonso lo guardò attentamente e titubante. L'aspetto indifferente di Mascotti era sincero? Commosso chiese:
      — Che cosa ha?
      — Un difettuccio al cuore, non batte regolarmente, a quanto ne dice il medico, — rispose Mascotti che credeva di aver trovato la forma più mite per definire la grave malattia.
      — Ella mi attendeva alla stazione; mi hanno mandato un telegramma? — chiese Alfonso che si rammentò della prima sorpresa di Mascotti al vederlo.
      — Sì, ma grazie al cielo...
      Alfonso non stette a udire che il sì:
      — Ci rivedremo a casa, — e, col baule in una mano, il bastone nell'altra, si mise a correre non badando più a Mascotti che lo seguì per un tratto gridando qualche parola ch'egli non intese.


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Una vita
di Italo Svevo
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