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      L'altro, colui che aveva sedotto Annetta, era un ragazzo malaticcio con cui egli nulla aveva di comune. Non era la prima volta ch'egli credeva di uscire dalla puerizia.
      Se al suo ritorno in città avesse trovato che Annetta ancora lo amava, l'avrebbe sposata perché egli aveva piena coscienza dei suoi doveri. Ma l'avrebbe prevenuta e avrebbe cercato di dimostrarle quale enorme errore essi stavano per commettere unendosi. Le avrebbe detto:
      — Io sono fatto così e voi così, ma divenendo legalmente vostro padrone userò di tutti i mezzi che saranno a mia disposizione per modificarvi, farvi abbandonare i vostri gusti e le vostre abitudini. — E inoltre: — Certo, vi amo, ma non tanto da amare e da tollerare i vostri difetti. Dacché vi conobbi, lungamente vi odiai e vi disprezzai, qualche volta anche quando vi dimostravo amore.
      Sentiva che questi pensieri gli agitavano il sangue. Aveva il sudore alla fronte e la vista gli si oscurava. La lotta a cui stava per accingersi era grave, e, immediatamente dopo di essere vissuto nella dolce febbre che lo aveva fatto vivere tra fantasmi cari, ne sentiva maggiormente l'asprezza.
      Se invece, come Francesca aveva preveduto, Annetta non lo avesse amato più e si fosse già impegnata con altri, egli si sarebbe ritirato nella sua solitudine ove si viveva tanto calmi e tanto felici. L'avventura non avrebbe avuto altra conseguenza che di togliergli la possibilità di avanzare alla banca Maller. Non era una grande sventura perché la sua paga gli bastava quale era.


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Una vita
di Italo Svevo
pagine 444

   





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