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      Francesca rimase fredda.
      — Voi non sapevate ch'era ammalata quando partiste o me lo avreste detto. Fuggivate le noie della vostra fortuna, o almeno così mi sono spiegata io la vostra fuga.
      La figurina sempre composta, il volto pallido sempre uguale, ella andava sempre più adirandosi senza gestire affatto ed egli sentiva l'ira nel suono della voce che già conosceva. Quanto poi gli disse erano cose che soltanto l'ira poteva averla spinta a confessare così esplicitamente.
      Ella abbandonava il giuoco per perduto. Premise che la sua principale sventura era stata d'imbattersi in gente della specie dei Maller, ma poi era stato Alfonso a decidere della sua sorte.
      — A quest'ora sarei moglie di Maller, se non mi fosse capitato fra' piedi l'imprevisto, voi, un uomo simile al quale spero ne esistano pochi a questo mondo, un imbecille!
      Egli già sapeva che Francesca era l'amante di Maller e le rivelazioni di Francesca non gli apportavano che la sorpresa di udirle dalla sua bocca, ma bastò per fargli dimenticare di trarre da costei le notizie che aveva tanto desiderate. Stette a udirla estatico, meravigliato dinanzi a quella donna energica che nella sventura non sentiva che l'ira di non esser riuscita meglio nei suoi scopi.
      Ella parlò ancora. Gli raccontò che pochi giorni dopo la sua partenza Annetta aveva riacquistato la calma e che probabilmente s'era rimessa ad influire sul padre contro Francesca. Ella se ne era accorta al mutamento nel contegno di Maller e aveva allora scritto ad Alfonso quella lettera ch'egli subito aveva compreso essere una domanda di aiuto.


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Una vita
di Italo Svevo
pagine 444

   





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