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      VNon lontano dalla nostra casa c'è un grande e profondo burrone ed io amo riposare là accanto. Un giorno vidi che un uomo, dall'altra parte ch'è la più erta, venne giù, giù, sempre più presto. Non camminava sulle gambe. S'arrestò ad uno sterpo. Non gridò perché altrimenti avrei gridato con lui; ma restò là esitante. Poi strappò lo sterpo che aveva tenuto afferrato e disparve in fondo. Sentii chiaramente lo stormire di sterpi e foglie al suo passaggio. Volli seguirlo per vedere che cosa facesse in quel luogo che a me sembra mio. Fui richiamato e non ci pensai più.
      Ma il giorno appresso sentii che l'uomo laggiù putiva come una folla di animali uccisi. Certo giaceva nel proprio sangue. Il padrone che, certo, annusava come me, non volle. Dopo qualche altro giorno l'olezzo gridava e mi raggiungeva persino alla catena divenuta perciò ancora più incresciosa del solito e, quando Anna mi liberò, io, deciso, volli soddisfare la mia curiosità. Non mi curai del cibo già pronto e corsi al burrone. Anna gridava e credo che anche il padrone fischiasse ma di questo non sono sicuro. Scesi nel burrone e mentre saltavo di sasso in sasso sentivo sempre più chiaro l'uomo e il suo sangue. Finalmente eccolo qua con la testa aperta. Mi misi ad abbaiare dal piacere, ma allora sentii chiaro e imperioso il fischio del padrone. Non c'era da ingannarsi e dovevo obbedire. Ma con quale dolore dopo tante fatiche. Volevo risalire quando scorsi, imbrattato di sangue, il berretto dell'uomo. Lo presi in bocca e così mi fu più facile la lunga via per risalire perché l'odore era mio.


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I racconti
di Italo Svevo
pagine 387

   





Anna