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      Stizzita mamma Berta uscì dalla stanza e nell'uscire lo spinse in modo ch'egli traballò e finì seduto su una sedia che per fortuna gli era vicina. Là - per prudenza - stette ma non tacque. E così Marianno fu reso edotto per lungo e per largo del grande torto che gli era stato fatto ciò che lo commosse profondamente. E pianse ancora sul petto di Adele: «Io non avevo voluto farle del male. Se lo avessi saputo non avrei mai accettato ch'ella venisse accanto al mio letto». E Alessandro che aveva trovato uno sfogo al suo vino s'intenerì sulla bontà di sua figlia e sull'innocenza di Marianno.
      La giornata terminò bene. Il dottore disse di trovar Adele priva di febbre. Era giusto che Marianno ch'era stato punito per la malattia di Adele fosse anche premiato per la sua guarigione. Mamma Berta con l'aspetto di cedere alle preghiere di Alessandro e di Adele si chinò su Marianno e gli diede un bacio. Gelido bacio! E Marianno pensò: "Ho vinto io, ma tu non mi vuoi bene!".
      La vita lascia solchi meno profondi di quanto si creda, o almeno essa procede come l'aratro; il solco nuovo cancella l'antico. Quel giorno mamma Berta non gli aveva voluto bene ma essa gli dava il soldino quando aveva bisogno di lui per correre fuori d'ora per un acquisto o per un'ambasciata. Alessandro invece gli voleva bene ma i pochi soldini che aveva in tasca li beveva tutti. Ora finché durò quel suo affetto infantile e sommesso per Adele i soldini che gli venivano dati da Adele erano tutti impiegati col massimo entusiasmo per comperarle dei dolci.


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I racconti
di Italo Svevo
pagine 387

   





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