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      E chi avrebbe pagato l'affitto della bottega per i varii mesi che l'affittanza durava?
      L'impiegato alzò le spalle. Bisognava discutere col suo principale. Egli non c'entrava né punto né poco. E se ne andò.
      Alessandro corse a casa a consultarsi con la moglie. Mamma Berta era la sola in casa che potesse dare un buon consiglio. Si vestì, si addobbò e accompagnò il marito a Murano dopo di aver contati i barili già fatti, le doghe tagliate e - separatamente - quelle non ancora tocche. Prima di lasciare la bottega diede ordine a Marianno di continuare a lavorare ad onta che Alessandro pretendesse che la doga tagliata non si poteva più vendere. Essa ottenne infatti che la fabbrica avrebbe preso tutto il materiale ch'era in bottega e seppe nella giornata stessa far venire una bella colma barca di doghe così che il lavoro si prolungò per un mese intero.
      Un mese intero! Mamma Berta lo passò vantandosi del suo successo, Alessandro lavorò come prima non omettendo di far festa ogni lunedì. A Marianno parve interminabile. Era pieno di curiosità di sapere quello che avrebbe fatto quando avrebbe finito di tagliare l'ultima doga.
      Un bel giorno Alessandro venne a bottega e trovò che Marianno gettatosi supino sul mucchio di doghe cantava a gola spiegata. «Perché non lavori?» gli domandò stupito.
      «Non ho più doghe!» disse Marianno.
      Alessandro si congestionò come quando quell'impiegato era venuto a dargli la grave notizia. Era un nuovo, nuovissimo colpo.
      «Andiamo da Berta» disse risoluto.
      Mamma Berta fu anche lei stupita di vedersi così presto fuori del suo successo.


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I racconti
di Italo Svevo
pagine 387

   





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