Pagina (183/387)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Una cosa dolcissima. Tanto più dolce che quando l'istinto aveva inventato quel gesto.
      Poi prima di addormentarsi egli pensò: "La morte non minaccia me. Io sono forte. Come sopporterà lei la mia morte? Come sentirà poi l'ulteriore minaccia su lei? Saprà imitare la mia rassegnazione? Ma come potrà lei sentire che nella legge generale non può esserci dolore né spavento?".
      IIIl tempo procedette non più velocemente del solito. Ci si trovava tuttavia nella stessa primavera fattasi un po' più calda. Risuonavano ancora nell'orecchio di Teresa le parole che suonavano dolore e ch'erano servite ad adornare l'ultima loro sera d'amore quando vide il marito inchiodato dalla malattia nel letto. Una malattia ch'era capitata fulminea con un lungo brivido. Per conformarsi al suo proposito Roberto tentò di convertire il brivido in una risata: «Pare un solletico» disse. Questo suo sforzo non arrivò che a rendere più tragica la grave minaccia.
      Il dottor Paoli subito chiamato parve dapprima tranquillo sempre però ammonendo con aspra ironia sul proprio sapere e potere, che egli ne avrebbe saputo di più quando la malattia avrebbe avuto il tempo di dire di più.
      Le torture della febbre furono sopportate facilmente da Roberto. Una sola volta, dopo di essere stato lungamente silenzioso disse alla persona che stava accanto al suo letto e ch'era veramente Giovanna, la loro vecchia cameriera: «Tu, veramente, avresti avuto ancora bisogno di me». E quando Giovanna riferì tali parole a Teresa, a questa parve che il loro senso fosse mitigato dalla prova ch'esse stesse fornivano per essere destinate a lei e pervenute alla cameriera dalla grande febbre che turbava quel cervello.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

I racconti
di Italo Svevo
pagine 387

   





Teresa Roberto Paoli Roberto Giovanna Giovanna Teresa