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      Canta sempre il Ballo in maschera. Sarebbe una grande sorpresa per lui se un vigile gli ingiungesse di tacere. Quando canta: Alzati! La tua figlia a te concedo rivedere. Nell'ombra e nel silenzio là... parla proprio ad Amelia.
      Certo sotto quella musica c'è molto vino ma mai il vino ebbe un ufficio più nobile. Il mio cantore vive in quell'antichissima storia. Rinasce quella storia per lui due volte alla settimana e gli dà tutta la sorpresa e la commozione della cosa nuova. Come fa ad astenersi tutte le altre sere da quel vino che gli procura tanto gaudio? Quale esempio di moderazione!
      Il mio chauffeur Fortunato lo conosce. Dice ch'è un falegname che abita lassù in una casetta modesta. È ammogliato. Non ha ancora raggiunto i 40 anni ma ha già un figliolo di 20. Perciò si crede vecchio e pensa al passato anche più lontano di quello che io ricerco. Quanta moralità in quell'uomo! Ci vollero i 70 anni suonati a me per staccarmi dal presente. E ancora non sono contento e cerco di raggiungerlo anche adesso su queste carte.
      Io non tenterò mai di fare la sua conoscenza. La sua voce fioca pare provenga da tempi lontani. Me ne apporta l'emozione; essa stessa essendo un rimpianto, c'è il disordine che dà un'avventura intera. Quella voce solitaria ed io qui al mio tavolo che ne analizzo le esitazioni ed il fervore. Un ordine perfetto! Le ore venienti non potranno alterare per me quella voce. Rivedrò queste annotazioni la prossima volta che la sento per vedere se il nuovo presente potrà correggere il ricordo e provarmi ch'io mi sbaglio.


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I racconti
di Italo Svevo
pagine 387

   





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