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      Ho detto e ridetto che il salario che ci pagavano le Ferrovie Romane era quello della fame; ma non solamente era quello della fame, ma della miseria taccagna e spilorcia. Assottigliato lo stipendio da continue e cervellotiche multarelle che piovevano su noi come grandine per de' nonnulla; quando i primi del mese veniva l'ufficiale pagatore e ci metteva que' pochi dindarelli sul palmo della mano, si sarebbero potuti far sparire con un soffio - Eppure bisognava vivere, vestire, far buona figura, se non si voleva andar con le toppe al sedere e con le scarpe che ridevano davanti e di dietro.
      Per gli svaghi, poi; per comprarsi un libro, andare al teatro una volta a urli di lupo, non se ne parli! Debiti, sarebbe stato facile farne, a que' tempi, che Roma rigurgitava di corvi piovuti da tutte le parti d'Italia - massime buzzuri, e napoletani - che s'erano buttati a far di tutto con piccoli capitali, strozzineggiando, scorticando, facendone di tutti i colori. Un giorno - completamente al verde e senza un baiocco per andare a mangiare, - camminando in via Vinisperna strologando come risolvere il problema, vedo, sull'angolo di Via.... un'osteria con un cartello con su scrittovi a lettere di scatola:
      Trattoria delli Sette Colli
      —
      Quì se magna e se beve gratis.
      —
      Se fa credito domani,
      oggi no
      —
      Supplì de Riso - Manzo alla Cacciatora
      Spaghetti al sugo
      —
      Vini de li Castelli e d'altri sitiCorpo d'un cane - dico tra me e me: Qui si mangia e si beve gratis! È proprio l'oste per me; pagare, voglio pagare, perchè i soldi vengono; ma oggi.


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La vita di Giulio Pane
di Giulio Tanini
Tipogr. Waser Genova
1922 pagine 497

   





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