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      E la gente gli antiquari, gl'inglesi, i tedeschi, v'andavano a rufolare e a cercarvi i pezzi d'anfore che portassero le sigle, lettere latine, la data dell'impero; ecc.
      Costì ci accapigliammo: era più lungo e più forte di me e capii lì per lì che le avrei buscate, se non mi appigliavo al più rischioso attacco sùbito sùbito: gli vo sopra, l'avvinghio con le braccia dietro il collo, lo tiro giù; morde l'infame e scalcia; lo getto a terra; lo trascino per otto o dieci passi; si alza co' pantaloni alle ginocchia sbrindellate (e se l'era messi novi proprio quel giorno); mi salta addosso, mi butta in terra lui; con uno sforzo sovrumano lo rivolto, gli metto i piedi, le ginocchia sul corpo, dove càpita càpita e giù botte da orbi negli occhi. Ero doventato una bestia; a morsi si difendeva il cane: me lo levarono di sotto che grondava sangue dagli occhi, dal naso e dalle orecchie.
      Eccomi, un'altra volta in guardia! Ma Telesforo era domato, ormai: avevo la mia soddisfazione; m'ero vendicato e m'avevo vendicato i compagni di tutte le mascalzonate di quella vipera infamissima, la quale, sia detto a fin di morale, si guardò bene da quel giorno d'intrufolar la lingua con la calunnia e il mendacio.
      Credo che sia morto: ma se vive, se si ricorda il ballo che ballammo assieme, gioco che non se n'avrà per male se l'ho rievocato qui come mònito a tutti, ricordandogli il proverbio fiorentino.
      L'invidia fa agli altri la fossa, ma poi vi casca dentro.
      Si riseppe il fatto; fui minacciato e tenuto in punto di penna per traslocarmi; ma, lì per lì, non se ne fece nulla: pur troppo verrebbe anche quello, se mi lascerete dire.


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La vita di Giulio Pane
di Giulio Tanini
Tipogr. Waser Genova
1922 pagine 497

   





Telesforo