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      Se v'era cosa atta a lusingarmi era questa, che tutti erano pieni di benevolenza per me, e gareggiavano nel rendermi qualche servigio. Un medico di reggimento, in special modo, m'aveva posto non poca simpatia, e mi voleva seco assai spesso. Era uomo maturo d'anni e di senno, ma giovine di cuore; in alcune cose, come tutti gli uomini un po' piú che mediocri, fanciullo; in fatto di princípi, virtú rara tra medici, credente. Non tardai a mettergli affetto io pure; e fu la sola persona che richiedessi e ripagassi d'amicizia in quel luogo.
      La cugina del colonnello non s'era ancor fatta vedere. La malattia continuava a trattenerla nelle sue stanze. Io m'era avvezzato già da parecchi giorni a chiederne notizie a suo cugino, e a ripetergli alcune frasi di condoglianza che erano ben lungi dall'esprimere un dispiacimento sentito, giacché era naturale che non potessi molto dolermi de' suoi mali, non conoscendola; ma l'etichetta ha spesso esigenze ancor piú ridicole.
      Il suo posto rimaneva costantemente vuoto, ma nondimeno il suo coperto era sempre apparecchiato; in uno de' suoi bicchieri v'era tutti i giorni un fiore fresco; e, cosa che mi preoccupava non poco, benché non sapessi immaginare le ragioni - e non ve n'erano - quel posto vacante rimaneva sempre vicino al mio, ora da un lato, ora dall'altro, ma sempre vicino. Ciò mi metteva in pensiero, mi pareva che mi mancasse qualcosa, non mi trovava a mio agio, mi sembrava che essa avrebbe dovuto entrare da un istante all'altro per venirsi a sedere al mio fianco.


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Fosca
di Igino Ugo Tarchetti
pagine 213