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      Quella donna aveva dell'ingegno. Ella non poteva essere poco infelice, giacché era capace di conoscere la propria infelicità. Gli infelici ignoranti fruiscono di una propria beatitudine, in confronto dei dottamente infelici. Era naturale che desiderassi ancora piú vivamente conoscerla.
      In tutta la mia vita - fosse caso, fosse attrazione - non fui mai circondato che da sventurati; sull'orizzonte della mia gioventú i miei occhi non hanno mai incontrato altro spettacolo che quello desolante della miseria; io stesso non mi sono nutrito che de' suoi frutti piú amari, e spesso ho dovuto divorarmi il cuore perché non aveva nemmeno quelli; pure non ho mai saputo ribellarmi a questo sentimento di simpatia irresistibile che la natura mi ha posto nell'anima per tutti gli infelici.
      Ho trovato sempre un buono in ogni sventurato, un perverso in ogni prospero. In questo dolore immeritato di tanti uomini, ho veduto sempre un segreto di predilezione per parte della Provvidenza, delle fila misteriose che uscivano fuori della vita e si perdevano nell'eternità dell'ignoto. Tutti lo hanno veduto, tutti lo hanno sentito. Se vi è qualche cosa oltre la vita, è pegli infelici. Cristo lo ha detto: «Beati coloro che piangono perché saranno consolati».
     
      XV
     
      Il mio desiderio fu esaudito: conobbi finalmente Fosca.
      Un mattino mi recai per tempo alla casa del colonnello (vi pranzavamo tutti uniti e ad un'ora, ma per la colazione vi si andava ad ore diverse, alla spicciolata) e mi trovai solo con essa.
      Dio! Come esprimere colle parole la bruttezza orrenda di quella donna!


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Fosca
di Igino Ugo Tarchetti
pagine 213

   





Provvidenza Fosca