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      - Ma, e poi?
      - Quando la sua malattia sarà tornata allo stato normale, vedremo. Intanto...
      - Dovrò prometterle di amarla?...
      - S'intende, e con quanta maggior dolcezza potrete.
      - È una cosa terribile.
      - Lo immagino - diss'egli prendendo il suo cappello. - Ve ne aveva avvertito io, ve ne ricordate?
      - E perché me ne avevate avvertito? Forse che ella ha fatto altrettanto con altri? Come avevate fatto a prevedere?...
      - La sua condotta è irreprensibile, - diss'egli - ed è ciò che forma il mio stupore; io solo posso comprendere ciò che le costa questa condotta! Ma in quanto a ciò che è successo con voi lo aveva immaginato. Noi siamo gente rozza, tipi grossolani, non era il caso, ci vogliono altre donne per noi. Essa ha una mente colta, uno spirito delicato e romantico; voi eravate l'uomo fatto a posta; l'ho detto a me stesso appena vi ho veduto: ecco l'uomo! Figuratevi, conosco quella donna da cinque anni. Voi siete un bel giovine, e la bellezza è cosa che si sconta quasi altrettanto come la bontà. Buoni e belli! Guai a coloro che vengono al mondo colla macchia di questo peccato originale!
      - Me ne era accorto, - proseguí egli intanto che io mi apparecchiava ad uscire - ma siccome non me ne dicevate nulla, non voleva forzarvi a farmi questa confidenza. Capiva che non era cosa da far venire il ruzzo di contarla. Quella volta che andaste a Milano, ella stette assai male, credeva che la morisse; ebbe un assalto di nervi terribile, poi si riebbe subito nel giorno che ritornaste. Ma spicciatevi, - aggiunse il dottore guardando il suo orologio - se farà d'uopo attenderete nella mia camera.


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Fosca
di Igino Ugo Tarchetti
pagine 213

   





Milano