Pagina (176/213)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Bisognava camminare l'uno dietro l'altro. Clara mi disse:
      - Va' d'innanzi tu, voglio vederti.
      Mi rivolsi a un tratto improvvisamente, e la sorpresi con le lacrime agli occhi.
      - Tu piangi - le diss'io con ansietà. - Che hai? Perché piangi?
      M'interruppe con un sorriso, e mi disse:
      - È effetto del guardare la neve. Come sei poco esperto di lacrime!
      Risalimmo nella vettura che ci attendeva. Il vetturino ci guardò quasi stordito. Eravamo tutti immollati. Ci facemmo condurre a Porta Magenta, e ripigliammo le nostre scorrerie a piedi. La nebbia si era sollevata, e il sole splendeva di tutta la sua luce. La neve pareva fatta di tante pagliuzze d'argento, e abbagliava. Gli alberi erano pieni di gazze e di merli, il torrente era gelato da un lato e dall'altro della riva, e scorreva nel mezzo con lentezza; non si vedeva né un insetto, né un filo d'erba.
      Clara scorse la prima la nostra capanna, - il nostro tabernacolo, - e fu sollecita a raggiungerla, ma l'uscio ne era chiuso, e non ci fu possibile entrarvi.
      Ella fu sí afflitta di questa contrarietà, che per poco non ne pianse. Riattraversò il ponte di tavole su cui la neve gelata rendeva facile lo sdrucciolare, e abbracciò un albero sotto il quale eravamo soliti ripararci dal sole. Si sedette sulla neve in un punto in cui solevamo sederci e passare lunghe ore sull'erba. Trovammo in una siepe alcune di quella bacche vermiglie che producono le rose selvatiche e che hanno un sapore acre, benché quasi dolce, e un nido ripieno di foglie secche e di neve.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Fosca
di Igino Ugo Tarchetti
pagine 213

   





Porta Magenta