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      Figuratevi che cuore fosse il suo nel vedersi tolto così sul più bello ogni via di scampo, e senza una ragione, senza poterne saper nulla. Stanco finalmente e disperato scende abbasso e chiede ad un'erbajuola che stava a due passi lontano, se abbia veduto la vecchia Marta. Quell'erbajuola che stava annacquando tre grame radici e le metteva pomposamente in mostra siccome fior di verzura, sollevò alquanto il capo per vedere chi le volgeva una tal domanda, e sbirciato così all'infretta l'armajuolo, rispose asciutto:
      - Non ne so nulla, io. Se volete un pizzico di lattuche, ma delle ghiotte, ne ho una manata che è degna della tavola d'un principe.
      - Grazie, buona femmina: il mio stomaco ha appiccato lite colle ghiottonerie, siccome il mio borsellino coi terzuoli. Non è ciò ch'io desidero. Ora mi punge di sapere che cosa sia divenuta la vecchia Marta, e perchè non trovasi in casa.
      L'erbajuola questa volta fissò i suoi occhi sulla faccia di Stefano e ve li tenne alquanto come per istudiare di che pelo fosse colui che le parlava in tal modo. Ma l'armajuolo soggiungeva con tuono ancora più umile e supplichevole:
      - Deh! se sapete qualche cosa, fatemi la carità di dirlo, che il cielo ve ne rimeriterà. Si tratta della vita d'una povera famiglia.
      - Sentite il mio uomo, rispose alquanto rassicurata l'erbajuola. Voi non m'avete cera di essere uno degli amici della strega, sicchè posso parlarvi col cuore in mano. Già è un pezzo che ho questo ruggine nell'animo, e ho proprio bisogno di sfogarmi. Voi volete sapere che cosa sia divenuta?


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La cà dei cani. Cronaca milanese del secolo 14.
cavata da un manoscritto di un canattiere di Barnabo Visconti
di Carlo Tenca
Editore Borroni e Scotti Milano
1854 pagine 168

   





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