Pagina (119/168)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Ma non importa, leverò nuove imposte sui cittadini, accrescerò l'estimo delle prebende, e ciò mi darà qualche cosa. Infine, se farà d'uopo, rimetterò in vigore l'editto che misi fuori dieci anni fa, e i miei sudditi avran di grazia, a pigliar l'armi, se vogliono aver salva la pelle.
      Intanto che così favellava, Barnabò erasi seduto sul suo seggio ducale, e colla destra sosteneva il capo, mentre colla sinistra accarezzava sbadatamente un bell'alano che guaiva di tripudio e tentava di leccargli la mano. Dopo un istante di silenzio il Duca si volse bruscamente ai tre famigliari, e disse:
      - Orsù, dunque, che cosa mi consigliate di fare? Dovrò lasciare che si smembri a poco a poco il mio paese e portarmela in pace, oppure mostrare di nuovo i denti a' miei nemici?
      I consiglieri si guardarono in viso tra loro quasi per interrogarsi a vicenda, e poi sollevarono gli occhi sulla faccia di Barnabò in atto di spiare l'interno suo sentimento. Bisogna credere che in quel momento il volto di lui non apparisse gran che corrucciato e lasciasse traspirare piuttosto il desiderio della pace che quello della guerra; perchè tutti convennero nella medesima opinione, e non colsero in fallo.
      - Con rispetto della signoria vostra, disse Uberto da Monza, parmi che il partito più opportuno saria quello di far nuove proposizioni al pontefice, e di mostrarsi inclinato a tutte quelle concessioni che gli parranno migliori.
      - Che? sclamò il Duca, vorreste ch'io discendessi fino a implorare la pace, e a pagarla a prezzo del mio sangue?


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

La cà dei cani. Cronaca milanese del secolo 14.
cavata da un manoscritto di un canattiere di Barnabo Visconti
di Carlo Tenca
Editore Borroni e Scotti Milano
1854 pagine 168

   





Barnabò Duca Barnabò Uberto Monza Duca