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      Il che però non nocque al suo scrivere quanto a minore ingegno sarebbe nociuto.
      Il dettare ch’egli sin da giovane fece, ha le sue comodità in quanto delibera l’attenzione dalla material cura del seguire con l’occhio l’opera della mano, e risparmiando quella fatica de’ muscoli che nell’intensione degli organi tutti diventa a lungo andare penosa, serba intere le forze alla mente; ed anco perchè gl’intervalli fra l’uno e l’altro inciso dettato, il pensiero li empie con la comprensione delle cose precedenti e delle susseguenti, e nell’atto stesso del lavorare ha riposi; e finalmente perchè il leggere tutte di filo le idee deposte in carta alla fine, aiuta a meglio vederne l’ordine, le soprabbondanze, i mancamenti, e quasi cosa altrui giudicarle. Ma d’altra parte il dettare ha inconvenienti, perchè la presenza d’altra persona, per intima che sia, ad ora ad ora diverte l’attenzione; e perchè quel vedere pendere dal tuo labbro la mano che non è tua, ti fa per riguardo altrui impaziente di quelle pause che si richieggono a raccorre il pensiero e a vibrare con più impeto la parola: onde il dettare tiene in questo rispetto dell’improvvisare, esercizio che se talvolta riscalda e ispira, talaltra fa parere troppo scusabili le negligenze. E sebbene le cose scritte a quel modo possansi correggere e rifare poi, l’uso dell’appigliarsi alla prima parola che corre alla mente, del contentarsi, del rimettere il meglio a cosa già fatta, del non esercitare in quell’atto stesso la meditazione e la coscienza e la lima, risica di rintuzzare quel senso della perfezione che fa gli scrittori grandi e gli scritti immortali.


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Antonio Rosmini
di Niccolò Tommaseo
pagine 147