Pagina (136/147)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
     
     
      XLIV.
     
      Meglio che nel ritratto parlante fattone dall’Hayez (e non è a caso che un pittore veneziano lo facesse a richiesta del figliastro d’Alessandro Manzoni), nel gesso della maschera ravvisansi i lineamenti di Dante, dall’età e dalla malattia fatti quasi da scalpello più rilevati, siccome il ritratto di recente scoperto di Dante giovane lo mostra somigliante alla giovanile fisonomia del Rosmini: dacchè fu già notata dall’Edwars la fisiologica omogeneità della razza veneta con l’etrusca, delle quali questi due sono come tipi ideali. Forse nel Rosmini la fronte più alta e spaziosa e serena, come più affabile la rallegratura del viso, e l’aria più cordiale. L’occhio suo miope, fino agli estremi era chiaro: ma il contrarre delle sopracciglia e delle labbra e della fronte nell’intenso pensiero scolpivano esso pensiero quasi in marmo cedevole, e pur saldo e lucente; e il sorriso socchiuso e arguto temperava la dignità che a momenti aveva non so che di terribile, faceva la mestizia più tenera e sapiente. E il volto e la persona brillava d’esultazione a ogni raggio del vero, come quella statua che al primo sole metteva armonie. Armoniche le proporzioni di tutta la persona, senonchè forse alla mezzana statura sopraeccedenti un po’ quelle del capo, per gli organi del pensiero naturalmente più capaci, e poi di continuo esercitati. Agili nella gravità i movimenti, sebbene e’ sdegnasse fanciullo apprendere il ballo, e inducesse il fratello altresì a rimandare il maestro stanco, e anche un po’ canzonato: dacchè l’istinto della celia era in lui, nè la virtù potè altro che indirizzarlo a bene e sovente, piuttosto che spegnerlo, temperarlo.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Antonio Rosmini
di Niccolò Tommaseo
pagine 147

   





Hayez Alessandro Manzoni Dante Dante Rosmini Edwars Rosmini