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      Siccome non si può dire diversificato da se stesso il medesimo corpo, per avere in se una volta più caldo che l'altra, o maggior lume, o più colorita tintura; così anco mi pare non possa inferirsi, che avendo or maggiore, or minor virtù di momento, sia variato, e mutato da quel che era prima, quanto alla quantità.
      Ma che il momento interno de' gravi cadenti vada continuamente crescendo, e moltiplicandosi, è manifesto dall'effetto stesso. Io domanderò qual'è la causa del moto de' gravi all'ingiù? Certo non può esser altro che l'interna gravità, la quale se fusse sempre la medesima, ed invariabile, anco la velocità del moto doverebbe sempre esser eguale a se stessa; ma noi vediamo l'accrescimento troppo cospicuo nella velocità, adunque bisognerà concedere, che si accresca anco la causa. Se da questa soffitta pendesse uno spago lungo fin quì, ed all'estremità di esso fusse attaccata una palla di piombo, la quale formasse un pendolo. Immaginiamoci che detta palla venisse rimossa dal perpendicolo per trenta, o quaranta gradi del suo cerchio. Certo è che ella lasciata in libertà tornerà all'ingiù, reciprocando più volte l'andate, e le tornate: è anco certo, che con maggior velocità trascorrerà le infime parti del suo cerchio, che le più alte. Ma non dovrebbe egli seguire il contrario? Chi non sa che le infime parti del giro son le meno declivi di tutte l'altre? però la palla doverebbe correr per esse con minor velocità, che per le più alte, e più declivi (parlo della palla quando viene all'ingiù). Quì mi pare che bisogni necessariamente concedere, che mentre la palla passa per le bassissime parti del giro, sulle quali, per esser quasi orizontali, ell'ha pochissima inclinazione al moto, molto maggior momento abbia dentro di se, che non aveva sul principio del moto, quando discendeva per le più precipitose.


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Lezioni accademiche
di Evangelista Torricelli
Stamperia Guiducci e Santi Franchi Firenze
1715 pagine 166