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      Era anzi palmare, che un decennio di febbre aveva essiccato la potenza creativa politica della nazione. Lo stesso desiderio di una monarchia costituzionale ben ordinata, quale era nutrito dalla più parte dei ben pensanti, cedeva davanti alla voglia onnipotente della quiete a ogni costo.
      E la triste gloria della Francia da ciò deriva, che le grandi lotte di principii della nostra Europa furono combattute a lungo su quel suolo con una passione ardente, con una sete selvaggia di sangue, come forse mai sotto altro cielo. Il forestiero, come mette il piede nelle vie di Parigi, sente subito quale fu la rabbia di odio dei partiti, quale la completa mancanza di pietà, che caratterizza la storia della Francia. Qui la tomba di un pensatore, le cui ossa una notte furono strappate alla pace del sepolcro dagli avversari inferociti; lì il monumento a un Borbone, nel medesimo posto dove sorgeva la statua di un generale bonapartista, e prima di questa una piramide in onore della repubblica, e prima ancora, in origine, l'effigie di un re. Ognuno sa in quale tremenda maniera cotesta ereditaria ferocia francese nelle lotte politiche si affermasse durante gli anni della Rivoluzione. Fu sparso a fiumi il sangue di tutti i partiti, e la spietata guerra dei contadini empì di terrore nelle campagne ogni villaggio. La Francia in un decennio aveva provato tutti i sistemi politici escogitabili, imitato in una vicenda affannata il diritto e il costume, perfino nelle fogge, delle epoche più sostanzialmente diverse, rovesciato tutti interi gli acquisti di una rivoluzione radicale.


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La Francia dal primo Impero al 1871
di Heinrich von Treitschke
Editore Laterza Bari
1917 pagine 597

   





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