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      Effettivamente l'autorità dello stato poteva in questo caso venir loro in aiuto con una riforma della insensata legislazione ipotecaria; ma questa riforma cadde! Anche la Banca di Francia serbava il proprio monopolio: la borghesia di Parigi non volle percepire gli utili delle banche di provincia. Si aggiungano le mostruose tasse di bollo e di registro, che in media stavano come 4 a 5 sull'intero importo delle imposte indirette e gravavano smisuratamente sulla proprietà fondiaria.
      Il dazio protettore riusciva veramente rovinoso all'agricoltura. In effetto Guizot, che non si era mai occupato di economia, seppe trovare anche per questi problemi la frase politica sonora: una politica conservatrice ha la missione di proteggere efficacemente tutti gl'interessi sociali esistenti. Per contro, il re era libero-scambista; e anche in questo i francesi palesarono il loro talento impareggiabile nel diffondere nel mondo nuove idee sociali. Il movimento inglese del libero scambio traversò il canale; sorse il Journal des économistes(11), e la scuola di Bastiat presentò la teoria della libera concorrenza come un bene generale dell'Europa. Tanto più incomprensibile riesce la progressiva degenerazione della politica commerciale, che si accompagna a un tale raffinamento delle teorie. L'egoismo degl'industriali si solleva senza ritegno, e trova eloquenti difensori nella società per la protezione del lavoro nazionale, in Odier e in Lebeuf. Il governo non osa opporsi agl'interessi di classe della borghesia.


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La Francia dal primo Impero al 1871
di Heinrich von Treitschke
Editore Laterza Bari
1917 pagine 597

   





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