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      Il 10 dicembre, racconta un bonapartista in delirio, "di botto il pensiero del popolo venne fuori trionfante, potente, completo, irresistibile, come il fiore dell'aloe, che d'un colpo tonante sboccia in un attimo e si spande". Riuscito eletto il pretendente da più di cinque milioni e mezzo di voti, la capitale era schiacciata dalle provincie, la borghesia dai contadini; e, insiememente, precipitavano d'un colpo le tacite speranze dei realisti, perché l'espettazione, che il principe avrebbe spianato la via alla monarchia, riposava sulla supposizione, che avrebbe potuto ottenere non più che una debole votazione. Ora, invece, egli veniva a trovarsi potentemente collocato al disopra dei partiti, coperto dalla colossale maggioranza della nazione. La natura delle cose gli consigliò di lasciare che i vecchi partiti si dissolvessero completamente. Parenti e parassiti, lacché e cacciatori di posti, e la pompa e il fasto di una corte regale accolsero il presidente, quando salì dalla semplicità repubblicana alla cerimonia del giuramento nel palazzo dell'Eliseo. Quel giorno stesso, però, egli disse: "io so bene di dovere un minimo di voti alla mia persona, alcuni ai socialisti e ai realisti, e quasi tutti al mio nome". Parola modesta; solo che, purtroppo, conteneva questo annunzio: la legittimità della quarta dinastia è ristabilita!
     
     
     
      IV.
     
      Le lotte parlamentari che ora ardono come le ultime lingue di fuoco di un cratere spento, fanno vivo riscontro, per la loro cruda veemenza accoppiata nello stesso tempo all'impostura impotente, con le languenti contese di parte, che un tempo turbarono la nazione dopo la caduta del dominio del Terrore; salvo che sono anche più imbelli, più indegne, più bugiarde di quelle.


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La Francia dal primo Impero al 1871
di Heinrich von Treitschke
Editore Laterza Bari
1917 pagine 597

   





Eliseo Terrore