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      Il contegno servile della popolazione nella campagna elettorale del 1869 dimostrò, che effettivamente l'energia politica era completamente svanita. Non punto una volontà popolare ferma e sicura, ma solamente la confusa e lunatica scontentezza delle classi alte indusse il despota a cedere a mano a mano alle rinascenti idee costituzionali. Finalmente il ministero Ollivier arrischiò il tentativo di riconciliare la tirannide col parlamentarismo: tentativo, che doveva sommergersi nel suo proprio assurdo. La gherminella costituzionale placò tanto poco il livore dei vinti del 2 dicembre, quanto la malvagia libidine guerresca della nazione. L'imperatore cercò di liberarsi dalla sua posizione insostenibile, prima con un appello al popolo, poi con una guerra ardentemente agognata dalla nazione. La nostra buona spada mandò in frantumi il suo trono; e senza fede, senza dignità, nel modo stesso come in altri tempi si era inchinata al colpo di stato, così ora la nazione abbandonò il "salvatore della società", perché sul campo di battaglia non era stato fortunato.
     
     
     
      II.
     
      Le reiterate e violente vicissitudini del trono nella moderna storia francese e l'egoismo impronto con cui ogni classe dominante ha messo a profitto il proprio potere, hanno annientato in Francia la monarchia, nel senso antico e schietto della parola. L'intima contraddizione nella vita di questo stato si può brevemente compendiare nella proposizione seguente: la Francia non può fare a meno di un gagliardo potere statale raccolto in una sola mano, e nulladimeno ha perduto interamente i costumi e le tradizioni della monarchia legittima.


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La Francia dal primo Impero al 1871
di Heinrich von Treitschke
Editore Laterza Bari
1917 pagine 597

   





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