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      Quando il mondo ufficiale si prostrò nella polvere davanti all'idolo del bonapartismo, quando il grande Imperatore riapparve nel manto imperiale, come gli aveva bramato, sulla colonna Vendôme, allora il liberalismo abiurò come un sol uomo la fede napoleonica, e lo stesso Thiers negli ultimi volumi della sua opera cominciò a parlare in sordina. Le ghirlande di Béranger appassirono. Da quando l'impero aveva seppellito sotto gli onori ufficiali il poeta nazionale, le sue poesie erano scomparse dalla buona società. Una rigida critica storica si volse sull'età napoleonica, e sovente diede in tale eccesso, da porre talvolta noi tedeschi nella strana condizione di dover difendere il nostro grande nemico contro i Charras, i Barni, i Chauffour-Kestner. Poi, verso la fine dei giorni neonapoleonici, Lanfrey principiò la sua storia di Napoleone I, che è un libro d'importanza storica modesta, ma di altissima veridicità. Più vasta efficacia di questi gravi scritti ebbero i "romanzi nazionali" dell'alsaziano Erckmann e del lorenese Chatrian; frutti di un meticciamento poetico sullo stile delle opere di Mühlbach, ma composti con assai maggior talento e qua e là con schietta potenza poetica, sebbene niente affatto immuni da pregiudizi; che, per esempio, cinque prussiani bastano appena a tenere in rispetto un francese; compenetrati però dal senso umano di una cultura salubre, offrono una dipintura potente dei mali e dei misfatti delle guerre ingiuste e un'esortazione alla pace di alto valore pei popoli zelatori di guerra.


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La Francia dal primo Impero al 1871
di Heinrich von Treitschke
Editore Laterza Bari
1917 pagine 597

   





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