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      Si avverò di nuovo l'antica esperienza, che nei guai la Chiesa è più formidabile che mai. I vescovi, con una arditezza che somigliava molto all'aperta ribellione, levarono la voce pel dominio temporale del papa; e ciò, sia al ritorno dei prelati dalla canonizzazione dei martiri giapponesi, che, di nuovo, dopo la convenzione di settembre. Sovvenne loro di bel nuovo, che un napoleonide non sarebbe giammai un figlio fido della Chiesa. La corte da allora titubò indecisa tra le sue tradizioni rivoluzionarie e le nuove tendenze spagnoleggianti, né più né meno come il Pantheon, il quale, restituito al culto divino, pure continuò a portare in fronte l'iscrizione mondana: aux grands hommes la patrie reconnaissante.
      Negli ultimi anni, mentre l'impero invecchiava, il partito spagnuolo alla corte guadagnò la mano. Poteva Napoleone, ed egli solo in Europa, impedire il domma dell'infallibilità; ma all'uomo ormai stanco venne meno la forza di cimentare faccia a faccia la moglie. Mentre si teneva il concilio vaticano, le sue truppe proteggevano Roma: la stessa battaglia che lo rovesciò dal trono donò agl'italiani la Città eterna. La politica ecclesiastica del nuovo bonapartismo è stata un misfatto indelebile contro l'educazione nazionale, che pure l'imperatore intendeva di promovere; aggiunse alla tremenda corruttela del paese anche il vizio dell'ipocrisia e della superbia pretesca e, ciò non ostante, non raggiunse lo scopo di fare del clero un saldo sostegno alla Casa dei napoleonidi. Piuttosto, i gesuiti aiutarono a scavare la fossa al trono imperiale.


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La Francia dal primo Impero al 1871
di Heinrich von Treitschke
Editore Laterza Bari
1917 pagine 597

   





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