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      Gli esempi però tolti dalla storia delle scienze fisiche, se hanno il vantaggio di dare un’idea esatta della distinzione a cui alludo, sono, appunto per ciò, poco atti a farci conoscere i pericoli, a cui può esporre la mancanza di mezzi adeguati per decidere in quale delle due categorie viste sopra si deve far rientrare una data asserzione, e gli inconvenienti che nascono dallo scambiar tra loro le asserzioni che talvolta possono celarsi sotto un’identica forma verbale. In tali scienze il significato dei termini tecnici, sebbene sia soggetto a grandemente variare di tempo in tempo, è tuttavia in ciascuna data epoca sufficientemente preciso e determinato perché sia tolto ogni dubbio se una data proposizione deva essere considerata come «vera per definizione», oppure come l’enunciazione d’un principio da ammettere, di un teorema da dimostrare, d’una legge da spiegare. È quindi assai raro che in esse si verifichi il caso, tanto frequente invece nelle scienze psicologiche o sociali (e più ancora nelle discussioni teoriche di qualsiasi genere tra persone che facciano uso d’un linguaggio tecnico relativo a un soggetto sul quale non sono competenti), che si facciano cioè delle questioni di parole senza accorgersene, e si scambino per ragionamenti importanti, o per spiegazioni soddisfacenti, delle considerazioni degne di esser classificate con quelle che hanno reso immortale il nome del signor de la Palisse.(51)
     
      V
     
      Ciò non toglie tuttavia che l’ambiguità sopra considerata si manifesti sotto altre forme, anche nelle scienze fisiche e matematiche.


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Scritti filosofici
di Giovanni Vailati
pagine 483

   





Palisse