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      Non curandosi di ciò, gli scienziati si sentono più liberi, mentre la filosofia resta ancor più esposta al conflitto con le esigenze irrazionali del senso comune, poiché si trova costretta ad adottare, sotto la propria ed esclusiva responsabilità, ipotesi o teorie che il senso comune, per l’ignoranza delle difficoltà che col loro aiuto si cerca di superare, è propenso a qualificare come assurde e fantastiche.
     
      Sarebbe tuttavia errato credere che le circostanze su cui abbiamo attirato l’attenzione siano le sole che contribuiscono a conferire alle speculazioni filosofiche quell’aria di paradosso che esse tendono così spesso ad assumere.
      Ve n’è un’altra il cui influsso, benché sia più recondito e meno facile a riconoscersi, non è per questo che più profondo e più importante da scoprire.
      Tra le ricerche che non si è mai cessato di considerare come rientranti nell’ambito della filosofia, figurano in primo luogo quelle che si riferiscono all’analisi critica delle nozioni più generali e astratte, il cui uso è condizione indispensabile di ogni tipo di attività intellettuale: le nozioni di tempo, spazio, sostanza, causa, attività, attitudine, legge, spiegazione, ecc.
      Determinare e distinguere i diversi significati che ciascuno di questi termini comporta; esaminare i rapporti che sussistono tra le concezioni che essi esprimono; congiungere e ridurre quest’ultime le une alle altre scomponendo e definendo le nozioni più complesse mediante quelle più semplici ed elementari; ricercarne l’origine, la giustificazione, il ruolo nei processi di scoperta e dimostrazione: questi sono i compiti a cui, da Platone e Aristotele fino a Locke e Leibniz, da Descartes e Pascal a Cournot, Comte e Stuart Mill, nessun filosofo degno di questo nome ha mai creduto di potersi sottrarre.


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Scritti filosofici
di Giovanni Vailati
pagine 483

   





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