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      Per distinguere le classi o i nomi designanti oggetti, che si somigliano in qualche cosa, da quelli invece che corrispondono a semplici aggruppamenti di individui non aventi altro in comune che il fatto di essere abitualmente compresi sotto una stessa designazione, Platone fa uso, specialmente nei dialoghi ritenuti posteriori, di una nomenclatura tecnica, consistente nel dire che, nel primo caso, la classe in questione corrisponde a una divisione per specie, o secondo idee (kat'eide), nel secondo invece corrisponde solo a una divisione in parti (katà mère).
      Sarebbe difficile esprimere il rapporto che sussiste tra l’uno e l’altro di questi due casi in modo più chiaro di quello adoperato da Platone stesso in quel passo del Politico (262 B) in cui egli afferma che ogni divisione per specie è anche una divisione in parti ma non viceversa.
      A questo impiego della parola eidos è strettamente connesso il significato che Platone attribuisce ad essa quando chiama eidos di un dato nome, o di una data classe, l’insieme dei caratteri che la definiscono, in contrapposto all’insieme degli oggetti che ne fanno parte. (Si veda, per esempio, Eutifrone, 6 D).
      La coincidenza tra il significato che viene così ad essere attribuito da Platone alla parola eide, e quello che ha nella logica moderna la parola proprietà, risulta ancora più evidente dalla frequenza in Platone delle frasi richiamanti l’immagine del possesso. Alle quali sono da aggiungere quelle in cui gli oggetti sono detti partecipare (metèchein) o godere in comune (koinonein) di un dato eidos.


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Scritti filosofici
di Giovanni Vailati
pagine 483

   





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