Pagina (369/483)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
     
      Ai vantaggi, che possono derivare alla scienza dagli errori e dalle ignoranze involontarie, ne corrispondono altri provenienti da quelli che si potrebbero chiamare le ignoranze volontarie, o gli errori deliberati e artificiali; come quando, per esempio, il filosofo suppone di dubitare di cose di cui egli è perfettamente sicuro (per esempio dell’esistenza propria o di quella delle cose che vede o tocca), o quando lo scienziato si dà gran cura di ragionare come se fossero vere certe supposizioni di cui egli è il primo ad ammettere la falsità, l’incertezza, e talvolta anche l’assurdità.
      Una certa analogia coi processi logici di quest’ultima specie presentano i casi, pure considerati dal Prezzolini, nei quali si cerca di acquistare una credenza o una persuasione coll’agire come se già la si avesse acquistata.
      Non bisogna dimenticare però che tra questo caso e i precedenti sussistono pure importanti differenze. Per lo scienziato, o per il filosofo, il ragionare come se fosse vera una supposizione, a cui non credono, non serve a renderla credibile se non nel caso che le conclusioni, alle quali così si arriva, si trovino confermate dall’esperienza. L’effetto, invece, che il nostro agire in conformità a una data opinione produce sulla nostra disposizione ad accettarla per vera, dipende soprattutto dal fatto che così veniamo a creare in noi delle abitudini, dei desideri, degli interessi, che ci inducono, quasi senza che noi ce ne accorgiamo, a fermare la nostra attenzione maggiormente sui fatti e sulle argomentazioni che tendono a provarla e a corroborarla, e meno invece sulle obbiezioni, o le difficoltà, a cui essa è esposta.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Scritti filosofici
di Giovanni Vailati
pagine 483

   





Prezzolini