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      Il Pikler vede di ciò una prova nei nostri giudizi sulla «esistenza» dello spazio e del tempo.
      Alla domanda come noi giungiamo a credere che, oltre alla porzione di spazio che in un dato momento ci si presenta connessa alle nostre esperienze (di colore, sapore, contatto, suono, ecc.), esistano nello stesso tempo anche altre porzioni di spazio - il rimanente dello «spazio» - il Pikler risponde: «Noi crediamo che oltre, e invece, dell’estensione o porzione di spazio che ci è presente ad un dato momento in una data nostra esperienza, possiamo volontariamente (mediante movimenti dei nostri occhi, delle nostre estremità, o dell’intero nostro corpo) ottenere la presentazione di un’altra porzione di spazio, a destra, a sinistra, innanzi, indietro, in alto, in basso, e poi ancora di altre porzioni di spazio in tutte le dette direzioni, e così via senza limiti. Mentre ci è presente una sola porzione di spazio, crediamo che, se in un qualsiasi precedente momento lo avessimo voluto, una qualunque di queste altre porzioni di spazio ci sarebbe attualmente presente; e tale credenza è da noi espressa dicendo che innumerevoli porzioni di spazio «esistono», o che esiste, al momento presente, un indefinito spazio, del quale la porzione, che si trova in un dato istante a noi presente, non è che una parte.
      La credenza al permanente «esistere» dello spazio non è dunque altro che la credenza, espressa in altre parole, che noi saremmo in grado di procurarci la presentazione di certe porzioni di spazio se noi lo volessimo; - precisamente come la credenza all’esistenza di alcune delle proprietà delle nostre esperienze (come la durata, l’intensità, la successione, la concomitanza di esse con altre) non è altro che la credenza che, se avessimo voluto, avremmo potuto, o meglio avremmo dovuto avere, insieme ad esse, certe altre esperienze, avremmo cioè potuto, come comunemente si dice, «osservare» le durate, le intensità, le relazioni di tempo, di somiglianza o differenza tra tali esperienze».


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Scritti filosofici
di Giovanni Vailati
pagine 483

   





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