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      NOTE
      (1) Tra le scuole filosofiche della Grecia antica, quella che assunse in modo più caratteristico questa stessa attitudine verso gli studi storici fu la scuola epicurea. Racconta Diogene Laerzio che nei 300 volumi (culindroi) delle opere d’Epicuro non si trovava neppure una citazione, o un accenno a opinioni che non fossero quelle dell’autore («ghegraptai de martùrion èksoten en autois oudèn all'autai eisin Epicourou fonaì », De vitis philosophorum, lib. X, cap. I, XVII) («in essi non è scritta alcuna testimonianza dall’esterno, ma son tutte parole di Epicuro)
      (2) In principio della Giornata seconda. Ivi Salviati dice pure: «Sono i suoi seguaci che hanno dato l’autorità ad Aristotele, non esso che se la sia usurpata o presa»
      (3) Il merito d’aver per la prima volta richiamata l’attenzione su queste analogie e corrispondenze e d’aver basato sulla loro considerazione una classificazione naturale delle scienze, spetta al Comte (Cours de philosophie positive, 1835). La sua celebre legge dei tre stadi (teologico, metafisico, positivo) rappresenta un tentativo, per quanto imperfetto e rudimentale, di enunciare sotto forma definita le uniformità di andamento che presenta lo sviluppo dei vari rami del sapere umano. Tanto al Comte come allo Spencer, che su questo soggetto ha seguito le sue orme, ha nociuto assai la mancanza di cognizioni precise ed estese relative alle leggi di sviluppo dei linguaggi. La filologia comparata e l’antropologia vanno ora continuamente accumulando preziosi materiali che non richiedono che di essere ordinati e utilizzati.


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Scritti filosofici
di Giovanni Vailati
pagine 483

   





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