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      (12) Sugli inconvenienti a cui dà spesso luogo questa specie di cooperazione intellettuale, si trovano interessanti considerazioni in un recente volume di L. Dugas (Le Psittacisme, Paris, Alcan, 1895). Lo stesso argomento è pure trattato incidentalmente nel bel lavoro di Guglielmo Ferrero sui Simboli. Le considerazioni del geniale sociologo italiano su ciò che egli chiama, con parola alquanto barbara, l’arresto ideo-emotivo, sebbene si riferiscano in special modo alle relazioni psicologiche tra il legislatore e l’interprete della legge, sono tuttavia in parte applicabili anche al caso di cui parliamo. La soverchia fiducia nelle formole e il rispetto esagerato delle formalità hanno forse una radice comune nella propensione che ha l’uomo a ritenere, a lungo andare, come un fine in se stesso, ciò che da principio non era per lui che un mezzo: così l’avaro arriva a poco a poco a desiderare il possesso della ricchezza (dei mezzi) indipendentemente affatto da qualunque uso o scopo a cui egli desideri applicarla.
      (13) Wallis risponde: «Quando autem ego alicubi insinuaveram, Cavallerii geometria indivisibilium non aliam esse quam veterem methodum exhaustionum compendiosus traditam, non putet aliquis id a me dictum in ejus derogationem sed in ejusdem confirmationem».
      (14) «Man hat mir den Einwurf gemacht, dass die ganze Ausdehnungslehre nur eipe abgekürzte Schreibart sei» (Grassmann, prefazione alla 2ª ed. dell’Ausdehnungslehre).
      (15) Cfr. Payot, De la croyance, Paris, Alcan, 1896, p. 88 sgg.


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Scritti filosofici
di Giovanni Vailati
pagine 483

   





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