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      (114) M. Calderoni, Disarmonie economiche e disarmonie morali, Firenze, 1906.
      (115) Da questo punto di vista l’opera di M. Calderoni può essere considerata come un saggio di applicazione ai problemi etici dei metodi usati con successo in campo economico da Pantaleoni e Pareto e che sono stati delineati in questa stessa rivista da Volterra (gennaio 1905).
      (116) Sull’interpretazione della formula kantiana è da segnalare un’interessante polemica tra Calderoni e Croce, provocata da un resoconto pubblicato da quest’ultimo sul periodico "La Critica" (aprile 1906) che egli dirige a Napoli (Cfr. "Leonardo", aprile-giugno 1906).
      (117) F. Bacone, De interpretatione naturae et regno hominis, Aphor. 124.
      (118) A meno, s’intende, che le credenze di cui si tratta appartengano a quella classe, molto limitata, di credenze, il cui solo possesso distrugge, o fa cessare di sussistere, i fatti che le potrebbero confutare. Allo stesso modo come lo stato di «felicità» può essere ottenuto tanto adattando i nostri gusti alle cose, quanto adattando le cose ai nostri gusti (mihi res non me rebus subjungere conor), così anche la «verità» delle nostre opinioni può essere ottenuta, sia coll’adattare esse ai fatti, sia, all’opposto, coll’adattare, con qualsiasi mezzo, i fatti ad esse. La scienza ha tanto l’ufficio di sopprimere quanto quello di realizzare le illusioni... quando può. Solo non deve illudersi di poterlo fare quando non può.
      (119) Non è del resto solo nella direzione qui indicata, quella cioè dell’eccessiva e intemperante astrazione e generalizzazione, che si manifesta la tendenza, naturale all’uomo, a continuare le varie specie di attività intellettuale al di là del punto nel quale, per usare un’espressione tolta al campo dell’economia politica, l’esercizio loro presenta una sufficiente «utilità marginale». Come si abusa della ricerca di concetti astratti, si può abusare anche della ricerca di fatti concreti, dimenticando, come si fa appunto spesso dagli eruditi e dai cultori della statistica, che anche per tale ricerca vige la legge che gli economisti hanno chiamata dei «compensi decrescenti» e che anche in questa direzione si arriva, talvolta molto presto, a un punto in cui qualunque accumulazione di dati di fatto non aggiunge più nulla a ciò che già conosciamo.


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Scritti filosofici
di Giovanni Vailati
pagine 483

   





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