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      Nessuno gli presta mano. Egli ingiuria i fuggiaschi: vigliacchi! Ma i vigliacchi non si voltano indietro. Io ascolto l'improperio che m'incendia la faccia, ma non abbandono il muro di riparo che mi permette di mettere gli occhi, quando voglio, nella via delle Asole.
      - Vigliacchi!
      Vedo in via Torino come un polverio bianco e ho per le nari un odore di fucilate.
      L'uomo del popolo s'impadronisce dello spazio che l'attraversa dal margine di via delle Asole ai margini di via dell'Unione con la panca dei facchini che stanzionano sotto le finestre dell'albergo del Pozzo. Dalla via dell'Unione viene un carro a due ruote carico di pietre. L'eroe ne stacca il cavallo che manda via col carrettiere e da solo, con la spalla alla ruota e le mani ai raggi della ruota, lo rovescia e lo gira vuoto, lasciandone le stanghe verso le Asole. Poi lo protegge colle pietre, senza badare che là in fondo, verso piazza del Duomo, è ancora schierata la fanteria che ha fatto un fuoco micidiale. Io mi avvicino all'estremità della via trasversale e lo ammiro estatico.
      - Vigliacco, alla barricata!
      Ha ragione. Dinanzi a lui siamo tutte creature di gesso. Egli scrive da solo una pagina indimenticabile. In quel simulacro di barricata è la protesta, la furia, la rivolta del popolo. È la violenza contro la violenza; la forza contro la forza.
      Mentre assisto a tanto sacrificio io mi limito a far delle note, riparato nella rientratura dell'albergo del Pozzo, senza accorgermi che registro la mia vigliaccheria. Il giudice istruttore del massacro è inutile quando si muore.


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I cannoni di Bava Beccaris
di Paolo Valera
pagine 302

   





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