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      I grandi cristalli di questo negozio sono stati forati dalle palle. Lo spessore ha impedito che andassero in frantumi. Resiste più il cristallo che il fusto umano. C'è uno spettatore che si preoccupa se i lastroni verranno pagati. E che importa, sciagurato!
      La folla è sempre la folla. Non si sa da dove sbuchi, ma sbuca, ma corre dovunque sono feriti o morti. Qui, dov'è il mucchio, si lavora a tutt'uomo. Si disseppelisce, si agita questo o quello come per restituirgli la vita e si buttano in aria bestemmie scultoree. Un tale, un giovanotto, prima di dar mano al trasporto, si mette nella saccoccia della giacca il copricapo con la materia rossastra di uno a cui è stata portata via la superficie del capo. A me suscita un senso d'orrore, ma lui, il giovanotto, è un documentista. Andrà per le redazioni dei giornali a farlo vedere. C'è un morto che risuscita, è sotto la catasta umana. È un giovane di 23 o 24 anni, alto con i baffetti chiari. È intontito. Spalanca gli occhi senza muoversi. Siete ferito? Non risponde. Lo si scuote e lo si riscuote, e gli si danno buffetti e schiaffetti, senza riuscire a farlo rinsensare. Che cosa avete? E lui rimane sul dorso senza parola. Lo si prende per le spalle e lo si rialza di peso. È un sacco di carne che non vuole stare in piedi. Su, perdio! Lo si solleva due o tre volte come un calcasassi e riprende la parola. Vi sentite male, vi siete fatto male? Egli è ancora istupidito dall'avvenimento, ma incomincia a palparsi, a toccarsi, a domandarsi che cosa gli è accaduto.


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I cannoni di Bava Beccaris
di Paolo Valera
pagine 302