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      Non c'è un portone aperto. Non ho paura, ma non sono tranquillo.
      A metà via, entra da via Stella un signore bassotto, abbottonato nello stifelius, con la faccia spaventata, che mi interrompe il cammino con un imperativo brutale.
      - Indietro! Indietro!.
      - Chi siete?
      - Ve lo faccio sapere subito chi sono. Soldati, fuoco!
      Discutere coi signori che vi possono scaricare mezzo chilogrammo di polvere nello stomaco, è da insensati. Non mi faccio ripetere la ingiunzione, e mogio mogio riprendo la via fatta. Mi pare di non avere più sangue nelle vene. A ogni passo mi aspetto di precipitare fulminato dai proiettili.
      Sono perduto. Mi trovo in mezzo ad una rete di sentinelle. Da tutte le parti si grida: Indietro! Indietro! Due cavalleggeri irrompono dalla via Monforte, con le lance piegate e m'inseguono spronando i cavalli.
      - Via! via! Indietro! Indietro!
      I proiettili saltellano freneticamente per le tegole dei tetti. Riesco in via.della Passione più morto che vivo. Il cencioso continua a dormire.
     
      Rieccomi di nuovo sul ponte di San Damiano. Al palazzo della prefettura c'è un andirivieni che traduce il tumulto intorno allo stato maggiore in margine al campo di battaglia. Il fuoco continua. Ci sono persone che si staccano e vengono alla nostra volta. Tra loro sono il signor Elia Fumagalli, un ricco industriale, almeno così mi si dice, e l'ingegnere Macchi, un proprietario di case al Foro Bonaparte e un uomo assolutamente d'ordine.
      Tutti questi signori sono stati trattenuti nel casino daziario, ov'è il comandante, per più d'un'ora.


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I cannoni di Bava Beccaris
di Paolo Valera
pagine 302

   





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