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      Lo regalammo al forzato latrinaio, avvertendolo della nausea in fondo.
      Lo prese come un intingolo regale, leccandosi le dita e curvandosi con la fraseologia dei ringraziamenti sentiti. Ne avessero tutti i giorni i galeotti di queste vivande che rifocillano lo stomaco e rincarnano gli ischeletriti!
      - La nostra sentenza - ci disse - sembrerebbe meno dura.
      Il secondo moto di violenza che ricordo fu quello del 2557. Era una domenica e indossavamo già la casacca galeottesca. In domenica, in luogo della minestra delle undici, c'è la carne e il brodo. Eravamo seduti al desco. Il 2557 aveva sbocconcellata un po' di pagnotta nel brodo, come gli altri. In un attimo lo vedemmo alzarsi con un impeto di revulsione, suggellato da un porci! Egli si era drizzato in piedi come un fusto d'orgoglio, aveva preso la gamella ed era andato alla spia del cancello.
      - Dite al signor direttore che non sono un maiale! Questa carne puzza come una carogna!
      Fu un sottosopra. Siccome, in fondo, volevano tutti bene al 2557, un po' perché era un sacerdote, un po' perché era un bell'uomo, e un po' perché era buono, così venne su subito il sottocapo a constatare il reato d'incipiente putrefazione e a dirgli che gli avrebbe mandato di sopra una sleppa di manzo eccellente.
      Noi però non gli abbiamo perdonato lo scatto che ci aveva tolto l'appetito. Il 2555 lo pregò di leggere il "manuale del buon sacerdote".
      - È doloroso che un secolare vi debba richiamare ai doveri che vi impone la vostra veste. Mangiate quello che vi portano; siate umile, siate modesto, siate paziente e perdonate a tutti coloro che vi fanno del male.


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I cannoni di Bava Beccaris
di Paolo Valera
pagine 302