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      E se ne dessimo una fetta, a tutti loro? C'è questo del Mascarini, offelliere di Milano, mandato a don Davide. È grosso come un cetaceo.
      Federici non si fece ripetere l'interrogazione. Se lo portò sul tavolo e con una cordicella si mise ad affettarlo.
      - Quanti sono?
      - Ventinove o trenta.
      Incaricammo di distribuirlo don Davide Albertario. Fu una scena commovente - una scena che inumidì gli occhi di tutti coloro che hanno potuto essere presenti. I forzati si alzarono in piedi, rimanendo vicini al loro stramazzo, visibilmente commossi. Era forse la prima volta in tanti anni che sentivano parole dolci pronunciate da una persona che li capiva.
      A nome dei miei compagni della quinta camerata - disse loro don Davide - vi dirigo il saluto in questo giorno di pace; come prete, io vi auguro la benedizione di Gesù Cristo che consoli il vostro cuore: accettate questo segno dei sentimenti del nostro cuore desideroso del vostro bene
      . E incominciò subito la distribuzione. I volti duri dei galeotti si ingentilivano. Dal loro occhio scendevano le lagrime. Don Davide piangeva e noi, che vedevamo tutto dalla nostra cancellata, eravamo profondamente inteneriti. Si rimaneva a bocca aperta dinanzi alla commozione di tanti galeotti che avevano scannati gli uomini, massacrate le donne, fatto in quattro i padroni e distrutte le famiglie a colpi di coltello.
      Don Davide mi prese sotto il braccio e mi disse:
      - Avete notato che piangevano? Dinanzi al prete vestito d'assassino come loro, reo solo di avere professata la sua fede con maggiore sincerità e fervore, si sono sentiti le lagrime agli occhi.


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I cannoni di Bava Beccaris
di Paolo Valera
pagine 302

   





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