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      Cominciavo a volerle del bene che volevo a mia madre. Sulla porta mi diede la chiave dall'uscio.
      - Va a letto che io verrò più tardi.
      Insistei perchè la mi permettesse di andare con lei.
      - Dove vuoi andare sola a quest'ora?
      - Lo saprai quando sarai uomo.
      In letto cercai inutilmente la soluzione. Quando sarò uomo?
      Infatti due anni dopo, seppi che io ero stato vestito, mantenuto e calzato per tre mesi coi guadagni che essa faceva prostituendosi.
      Povera e buona e generosa Rina!
      Dal mio sfogliazzo.
     
      Mentre faceva il facchino in una fabbrica di liquori in fondo al sobborgo di porta Tenaglia - mi era stato affittato un canile da una famiglia che abitava sul Terraggio di Porta Magenta.
      L'appartamento di quella buona gente, che adesso ricordo con un senso di commiserazione, consisteva in una stanzaccia affumicata fino ai travicelli e salnitrata torno torno al margine della parete.
      Nel letto più largo, rappresentato da quattro panche, e un lurido saccone sventrato che perdeva quotidianamente la paglia trita, dormivano la moglie e il marito colle due figlie nicchiate ai loro piedi; nel più piccolo, composto di due panche e un saccone ancora più sucido, dormivano io e Giovanni, testa e piedi.
      Per quel gramo giaciglio che dividevo col loro figlio, pagavo una lira a venti centesimi alla settimana. Alcuni centesimi più che non alla locanda Berrini, compensati dalla certezza di non venire brutalmente svegliato dalla questura.
     
     
     *

      * *
     
      In casa, quantunque mi vi andassi famigliarizzando, non mi ci fermavo che alla festa.


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Alla conquista del pane
di Paolo Valera
Editore Cozzi Milano
1882 pagine 237

   





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