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      Era allora che io prendeva l'uscio e apparivo sul ballatoio.
      Che vivaio di persone, cha canzoni stonate, cha susurro confuso e quanti lumicini attraverso i vetri e gli usci aperti. E quanta bambinaia, irrequieta, chiassosa, gių sparsa pel cortile, o lungo le scale o addosso ai muri o tra le gambe degli inquilini.
      Io li conoscevo quasi tutti.
      A sinistra del pianterreno, c'erano dodici stanze e dodici famiglie, sei delle quali erano mendicanti di professione. Una razza storta, gobba, nana, guercia, con delle cicatrici, delle piaghe, delle ulceri, Una classe sudiciona che mangia pių volentieri colle mani che col cucchiaio e che spetazza senza reticenze, mangi o passi alcuno. Gente che non siede che in terra e che č perennemente in compagnia dei pidocchi. D'estate, quando il calore la stana come i grilli, tu vedi delle mani che grattano febbrilmente la schiena, lo stomaco, le ascelle, le coscie, il deretano, liete di schiacciare sotto le unghie i pidocchi pių grassi e argentini e le pulci pių rosse, o i cimicioni pigri che ammorbano l'aria.
      Ho notato che gli accoppiamenti riproducono fedelmente la stirpe. Per esempio, un marito cieco e una moglie monocola, avevano tre maschi completamente orbi e una femmina esuberantemente scrofolosa. Un padre malandato, zoppo, con un braccio che aveva dello stinco e che si assottigliava fino alla mano come la coda d'una biscia, e una madre sguisata in modo da non saper dire dove incominciava la donna e terminava il mostro, avevano due cosi, due mostriciattoli, due scherzi della natura.


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Alla conquista del pane
di Paolo Valera
Editore Cozzi Milano
1882 pagine 237