Pagina (109/237)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Me rincress andà in cassina in del dì de Nàdàl.
      - Figureves, Bortol!
      Inghiottito fino al sottogola dalla paglia, ascoltavo e rammentavo. Una volta la mamma ammazzava l'anitra più bianca, vi sacrificava il cappone più in carne e si mangiava il manzo picchiettato di spicchi d'agli colla mostarda che portava a casa il babbo. Una volta si andava insieme alle tre messe dopo mezzanotte e in casa, in una pace patriarcale, il buon vecchio ci ricordava i gloriosi natali dei nonni e delle nonne. Una volta si pregava il Signore e ci si metteva a tavola augurandoci di trovarci tutti al Natale venturo, allo stesso posto, per bere il rosolio nello stesso bicchiere. Oh mamma, oh mamma, io ti vedo genuflessa, ti vedo piangere e ne ascolto il singhiozzo soffocato per non far piangere la sorella, la buona Ortensia. Lo so che volete bene al vostro Giorgio, al Giorgio ingrato.... No, dite al Giorgio che muore, al Giorgio che non ha il coraggio di tornare a casa, di venirvi davanti in questa guisa. Sgorga pure o lagrima. Tu sei divina.... Oh ma, chissà, povere donne, qual natale è serbato anche a voi! Lo avrete un pollo, un pezzo di pane, un bicchiere di vino, una fetta di panattone? Che lodato sia Gesù se almeno vi ha concesso questo. Il vostro Giorgio, il vostro Giorgio.... Ebbene non datevi pena, non è la prima volta che egli fa della fame.... È il primo natale, ma pei poveri non è dessa una giornata come le altre? Tacete, tacete, mi fanno male le vostre parole, mi fanno piangere. Tacete in nome di Dio.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Alla conquista del pane
di Paolo Valera
Editore Cozzi Milano
1882 pagine 237

   





Nàdàl Bortol Natale Ortensia Giorgio Giorgio Giorgio Giorgio Gesù Giorgio Giorgio Dio